Come funziona il decreto Salva Banche

- Scritto da: Federica - Finanza - Capire la finanza

Come fa lo Stato a salvare una banca da una grave crisi finanziaria? Ci sono diverse strade che si possono seguire, ma dal 2016 è in vigore la direttiva europea BRRD. Vediamo cosa prevede.

Capita spesso di sentir parlare dell’intervento dello Stato per salvare una banca da una grave crisi finanziaria, però non sempre è chiaro quali siano le procedure che uno Stato mette in atto per sopperire alla crisi o al possibile fallimento di una banca.

Come fa, dunque, lo Stato a salvare le banche che attraversano una grave crisi finanziaria?

Per farlo può ricorrere al cosiddetto decreto salva-banche, una procedura attraverso cui la banca ottiene il denaro sufficiente per uscire dalla crisi e per evitare il fallimento proprio attraverso l’intervento dello Stato.

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è chi paga il salvataggio della banca da una grave crisi finanziaria?
Fino a qualche anno fa era lo Stato a salvare direttamente la banca utilizzando i soldi dei contribuenti.

Dal 2016, invece, è in vigore la BRRD (Banking Recovery and Resolution Directive), la direttiva europea per il salvataggio e la risoluzione del dissesto degli istituti di credito, è stato introdotto lo strumento del bail In, che non prevede più un intervento diretto dello Stato, ma solo degli investitori della banca.

Vediamo, dunque, nello specifico, come fa lo Stato a salvare le banche e chi paga per risolvere la situazione finanziaria di un istituto di credito sull’orlo del fallimento.

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Come fa lo Stato a salvare una banca da una grave crisi finanziaria

Quando una banca si trova in una condizione finanziaria sfavorevole ed entra in crisi, lo Stato può decidere di intervenire per risolvere la situazione ed evitare, così, il fallimento della banca.

Ogni caso è a sé e lo Stato può decidere di intervenire in vari modi, ma dal 1 gennaio 2016 in Italia è stata introdotta la BRRD, una direttiva europea che ha lo scopo di unificare le procedure d’intervento dello Stato nel salvataggio delle banche che attraversano una grave crisi finanziaria.

Fino al 2016, infatti, era lo Stato a fornire alla banca i soldi necessari per la risoluzione del periodo di crisi, attingendo ai soldi dei contribuenti (bail out).

Per evitare questo tipo di procedura, con la direttiva BRRD è stato introdotto lo strumento del bail in, che non prevede più l’intervento diretto dello Stato nelle procedure di salvataggio di una banca da una grave crisi finanziaria.

Vediamo quindi come funziona il bail in e chi paga il salvataggio della banca da una grave crisi finanziaria.

Come funziona il bail in

Il bail in, dunque, si differenzia dal bail out perché prevede che nel caso in cui una banca si trovi in gravi condizioni finanziarie, a contribuire al suo risanamento siano gli stessi investitori, dunque azionisti, obbligazionisti e correntisti.

Ad essere esclusi da questa procedura sono i clienti delle banche che hanno un deposito inferiore ai 100 mila euro.

Questi, infatti, sono tutelati da un Fondo di Garanzia dei Depositi, un fondo alimentato da tutte le banche italiane e straniere (che hanno sede in Italia) e supervisionato dalla Banca d’Italia.
Il fondo serve, appunto, a tutelare i risparmiatori con un conto bancario inferiore ai 100 mila euro per evitare che siano questi a pagare per il fallimento della banca.

Questo tipo di procedura è stato istituito per far sì che una banca possa risanare dall’interno una grave crisi finanziaria, evitando il fallimento e continuando a garantire il servizio alla collettività.

Chi paga per salvare una banca da una crisi finanziaria?

Come abbiamo detto, a pagare per salvare una banca da una crisi finanziaria sono i suoi investitori.

I risparmiatori contribuiranno al salvataggio in base ad un diverso grado di rischio che li divide in varie categorie: i creditori con maggior grado di rischio saranno i primi a contribuire e, qualora il loro intervento non dovesse essere sufficiente, si passerà mano mano alle altre categorie.

Come abbiamo specificato, sono invece esonerati dal contributo i clienti con un conto bancario inferiore ai 100 mila euro, per i quali la copertura sarà ottemperata dal Fondo di Garanzia dei Depositi.

Il fondo opera per singolo correntista e per singolo istituto, perciò nel caso di un conto cointestato coprirà fino a 200 mila euro.